Il luogo
Roccamonfina è un vulcano estinto il cui recinto craterico ospita oggi boschi di castagno e piccoli centri. I sentieri collegano il Monte Santa Croce e il Monte Lattani, e nell’area sono note le impronte fossili chiamate localmente «Ciampate del diavolo».
Un cono di venticinque chilometri di base
Il Roccamonfina è stato attivo fra 630.000 e 50.000 anni fa e si presenta come un grande cono isolato di circa venticinque chilometri di circonferenza alla base, fra i monti Aurunci, la valle del Garigliano, il massiccio del Massico e il monte Maggiore. La caldera centrale ha un diametro di quasi sei chilometri.
Dentro la caldera stanno i monti Santa Croce e Lattani, separati dal perimetro da un solco anulare parzialmente riempito dalle eruzioni successive. È la forma che spiega il paesaggio: si cammina dentro un vulcano, non su un vulcano.
L'attività eruttiva è cessata, ma il vulcano non è spento del tutto: prosegue con movimenti sismici, esalazioni gassose e sorgenti termali di acque oligominerali a Sessa Aurunca, Suio, Francolise e Teano. Sono le terme che i romani già sfruttavano, e la ragione per cui questa zona è abitata da sempre.
Le Ciampate del diavolo
Sul versante nord-orientale il vulcanismo ha prodotto indirettamente le impronte fossili note localmente come «Ciampate del diavolo»: orme lasciate su depositi vulcanici e conservate dal loro stesso indurimento. Il nome popolare dice quanto fossero inspiegabili prima che qualcuno le studiasse.
Sono fra le tracce di questo tipo più antiche conosciute in Europa, e da sole giustificano una deviazione per chi si trova nell'area. Vale la pena verificare in anticipo come si raggiungono e se il sito è accessibile, perché non stanno lungo i sentieri principali del parco.
Castagni, Falerno e sentieri
La fertilità del suolo vulcanico ha permesso boschi fitti di castagni e, in passato, la produzione alle pendici del vulcano di un vino considerato dai romani fra i migliori: il Falerno. È lo stesso meccanismo che si vede sul Vesuvio, e spiega perché intorno a un vulcano si continui ad abitare.
Il parco regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano, istituito nel 1993, copre più di undicimila ettari su otto comuni. I sentieri collegano il Monte Santa Croce e il Monte Lattani; tre ore, gratuito, difficoltà media, affollamento basso.
Il periodo migliore è l'autunno, quando i castagneti rendono al massimo e la raccolta è in corso. In estate l'ombra del bosco aiuta parecchio, ma le ore centrali restano da evitare come ovunque, e in inverno le strade interne del recinto craterico possono essere lente.
Da sapere prima di partire
- • Controlla meteo, accessi e avvisi del gestore prima di partire.
- • Scarica la mappa: in alcune aree la copertura telefonica è debole.
- • Rispetta sentieri, proprietà private e regole dell’area.
Come arrivare
L’area si raggiunge da Roccamonfina o dai centri del recinto craterico; i sentieri partono da punti diversi, da verificare sulla cartografia del parco.
Sosta nei centri abitati e presso alcuni imbocchi di sentiero.
Collegamenti extraurbani limitati; preferibile il mezzo proprio.
Mappa e coordinate
41.29694, 13.97250 · punto mostrato sulla mappa
Mappa pronta allo scorrimento
Cosa portare
- • Acqua
- • Scarpe adatte
- • Telefono carico
Servizi
- • Servizi essenziali nel centro abitato più vicino
Rischi e limitazioni
- • Segnaletica non sempre continua: portare mappa o traccia.
- • Raccolta delle castagne soggetta a regole locali.
Accessibilità
- • Sentieri di bosco con dislivelli e fondo naturale.
Fonti utili
Fotografia: Wikimedia Commons · licenza indicata nella pagina del file.



